PS Vasto-San Salvo - lunedě 8 febbraio 2010
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Strumento individuato a livello comunitario e nazionale (delibera CIPE n. 20/04) per definire strategie di sviluppo locale sostenibile dei territori, in un orizzonte temporale di medio lungo periodo.
IL PROCESSO (l’approccio strategico)Pensare di gestire lo sviluppo locale senza individuare orizzonti e respiri strategici in sintonia con le dinamiche globali può far perdere alle città e ai territori opportunità importanti; ed è per questo che è diventato indispensabile riferire qualsiasi progetto di sviluppo ad una “visione” di scala territoriale, esaminando scenari alternativi, valutando effetti e impatti, ma soprattutto precisando le “ambizioni socioeconomiche” ed elaborando le “prospettive territoriali” di riferimento.
La dimensione territoriale di scala vasta deve essere vista come luogo delle opportunità, per mettere in relazione gli aspetti economici con quelli tecnici, urbanistici, ambientali, sociali, culturali e istituzionali; ma la visione strategica non deve essere confusa con i tradizionali piani territoriali, perché in questi ultimi l’esigenza di ottenere l’unanimità dei consensi provoca spesso l’impoverimento dei contenuti fino a farli diventare quasi del tutto privi di proposte innovative.
Rinunciando esplicitamente alla “centralità istituzionale” e alla “durabilità” del piano, la visione strategica si può permettere di essere più “disimpegnata” (nel senso che può evitare di farsi carico di tutti i problemi del territorio) e più “parziale” (nel senso che può fondarsi sul consenso dei soli soggetti interessati ai contenuti specifici del programma d’azione).
L’incontro tra le istanze dal basso e le esigenze globali dello sviluppo non può che avvenire sulla scorta di una forte condivisione del quadro interpretativo del territorio e della visione di sviluppo della comunità locale; ed è per questo che diventa fondamentale impostare il percorso di pianificazione strategica con un forte atteggiamento collaborativo che deve informare tutti i soggetti istituzionali.
Il piano strategico di Vasto-San Salvo deve poter fornire alla comunità locale gli strumenti per individuare collegialmente i fattori dello sviluppo futuro e per definire nel dettaglio gli ambiti di azione tesi ad attuare le scelte che ne derivano.
LA GOVERNANCE (le fasi e gli interlocutori)
Il processo di costruzione del piano strategico della macroarea Vasto-San Salvo si sviluppa attraverso tre fasi successive:
-la prima fase è stata dedicata alla definizione del processo metodologico, alla predisposizione del programma operativo di lavoro, alla redazione di un primo rapporto di analisi oggettiva dello stato di fatto ed alla costruzione di un quadro interpretativo delle dinamiche in atto;
-la seconda fase, partendo dalla condivisione del quadro conoscitivo/interpretativo, dovrà arrivare (attraverso un primo momento di condivisione allargata) alla definizione dell’agenda degli interventi strategici (15/20), per poi individuare tra essi quelli ritenuti “prioritari” e “sostenibili” (4/5);
-la terza fase, dopo la redazione delle schede di pre-fattibilità degli interventi prioritari e sostenibili, attiverà specifici focus group sui singoli progetti con l’obiettivo di individuare (insieme agli stakeholder) le condizioni ottimali per la fattibilità delle relative iniziative.
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L’attività di governance si svilupperà, dunque, attraverso l’intero percorso di definizione del piano, articolandosi su due fasi, distinte e successive.
La prima (magari composta da tanti forum quanti sono gli assi strategici) che si occuperà di condividere e perfezionare la lista degli interventi strategici, di selezionare successivamente gli interventi ritenuti “prioritari”, ovvero fondamentali per l’innesco dei processi di sviluppo, e considerati altresì “sostenibili”, ovvero realizzabili con le risorse effettivamente disponibili e/o reperibili (questo documento e questo convegno rappresentano, appunto, lo step iniziale di questa prima fase del processo di governance).
La seconda, più tecnica, che sarà affidata a specifici focus group con l’obiettivo di definire nel dettaglio i contenuti strategici, le specifiche tecniche, le procedure di attuazione dei singoli progetti, di concerto con gli attori istituzionali e i soggetti imprenditoriali (la cui volontà è condizione indispensabile per l’attivazione degli interventi).
Gli interlocutori dovranno essere, quindi, diversi nelle due differenti e successive fasi della concertazione. Nella prima gli interlocutori saranno fondamentalmente i cittadini, i gruppi di opinione, le associazioni di categoria, le forze sociali e comunque tutti i portatori di interesse. Nella seconda saranno, invece, i soggetti pubblici con poteri istituzionali e i soggetti imprenditoriali interessati ad intervenire sui singoli progetti.
LA VISION (la visione strategica)
Ogni territorio presenta i suoi specifici temi strategici e quindi ogni piano strategico si fonda su argomenti differenti. Ma tutti i piani strategici hanno in comune (per definizione) l’esigenza di ripensare le linee essenziali del modello di sviluppo, in ragione dell’effettiva disponibilità di risorse.
Nel nostro caso, il modello di sviluppo è stato rideterminato in chiave multiscalare, ovvero è stato ripensato con riferimento a tre diversi ambiti territoriali:
-l’ambito geografico di inquadramento, costituito dal comprensorio di competenza del patto Trigno-Sinello;
-l’ambito territoriale di riferimento, costituito dall’insieme dei comuni interessati dal PIT;
-l’ambito urbanistico di intervento, costituito dal sistema insediativo dei comuni di Vasto e San Salvo (con i retrostanti comuni di Cupello e Monteodorisio).
La visione strategica sarà definita sulla base delle esigenze di sviluppo della comunità locale, ma non potrà prescindere dalle specifiche caratteristiche del territorio: la sua conformazione morfologica, la presenza di risorse naturali, la forma degli insediamenti urbani, la geometria delle reti infrastrutturali, ecc.
Nel nuovo approccio strategico, la visione territoriale ha la funzione di garantire che i programmi di intervento siano fondati su disponibilità reali del territorio e che tutti i corsi d’azione facciano riferimento ad un comune quadro di coerenza.
Non essendo un piano, la visione strategica non deve necessariamente rappresentare sistematicamente tutti gli aspetti dell’assetto urbanistico, ma potrà essere “selettiva” e “tendenziosa”, prendendo in considerazione solo le tematiche che intenderà porre al centro del modello di sviluppo.
Nel nostro caso, sono quattro gli “assi” strategici sui quali si propone di intervenire:
1.riprogettazione del sistema delle aree produttive (in ragione delle evoluzioni di mercato, in chiave sostenibile e di compatibilità altri usi produttivi);
2.adeguamento delle dotazioni territoriali (infrastrutture e sistema di servizi);
3.miglioramento della qualità della vita (servizi alla persona, sicurezza, rifiuti, sociale......);
4.difesa e salvaguardia dell’ambiente (sostenibilità del modello di sviluppo).